Agenti di Commercio, tra erosione dei margini e crisi di vocazione: Analisi di un sistema da rifondare.

15 febbraio 2026

Analisi delle barriere economiche, legislative e aziendali che frenano il rilancio della categoria.

IL PARADOSSO DEL MERCATO

Viviamo in un paradosso commerciale. Da un lato, le aziende italiane cercano disperatamente Agenti di Commercio per presidiare il territorio; dall'altro, la categoria fatica a rigenerarsi. L'età media si alza, i giovani non entrano nel settore e i professionisti senior vedono i propri margini erosi nonostante l'impegno costante. Dopo lo spartiacque del Covid, il problema non è più solo "quanto si vende", ma "quanto costa vendere".

Per favorire un maggiore turnover – inteso sia come volume d'affari che come ricambio generazionale positivo – occorre un'analisi lucida delle zavorre che oggi impediscono alla categoria di essere il volano dell'economia che è sempre stata.


Ma quali sono, nel concreto, i freni che impediscono questa ripartenza? Se andiamo in profondità, scopriamo che le cause non sono episodiche, ma riconducibili a tre macro-aree strutturali che richiedono interventi sostanziali e non più rinviabili:


1. IL FRENO LEGISLATIVO: L'AUTO NON È UN LUSSO

L'Italia continua a trattare l'auto dell'agente di commercio come un benefit promiscuo o un lusso, e non per quello che è realmente: un bene strumentale indispensabile, al pari del tornio per l'operaio o del computer per il programmatore.

Il tetto alla deducibilità fiscale per l'acquisto dell'auto (il famoso limite dei 25.823 euro per la deducibilità all'80%) è una cifra anacronistica, ferma a un'era economica che non esiste più. Oggi, con quella cifra, è quasi impossibile acquistare una vettura sicura, affidabile e adatta a chi percorre 40/50.000 km l'anno. Mentre in molti paesi europei la deducibilità è totale (100%) o i tetti sono drasticamente più alti, l'agente italiano parte con un handicap fiscale che drena liquidità. La soluzione? Un adeguamento immediato dei tetti di deducibilità ai prezzi reali di mercato del 2026. Senza questo, l'agente lavora con una "tassa occulta" su ogni chilometro percorso.


2. IL FRENO AZIENDALE: LA FINE DEL "RISCHIO TOTALE"

Per decenni ha retto il mantra: "Ti do il mandato, zero fisso, alte provvigioni. Se sei bravo guadagni". Questo modello, oggi, è rotto. Perché? Perché i costi fissi per "iniziare a vendere" sono esplosi. Tra carburante, autostrada, pasti, gestione auto e previdenza, un agente sostiene costi vivi altissimi prima ancora di aver staccato la prima fattura. Chiedere a un professionista (o peggio, a un giovane che deve iniziare) di assumersi il 100% del rischio d'impresa senza un paracadute è la ricetta perfetta per fallire nel recruiting.

Cosa serve per il rilancio? Le aziende che oggi vincono sul mercato sono quelle che hanno capito che il rischio va condiviso.

Fissi o anticipi provvigionali, non sono un regalo, sono la garanzia che l'azienda crede nel progetto tanto quanto l'agente. Garantire la copertura dei costi vivi (break-even) fin dal primo mese è l'unico modo per attrarre sia venditori più "acerbi" che intercettare top performer.

 

A gravare sui margini inoltre, grava l'effetto dell'inflazione, che ha colpito i costi dell'agente molto più di quanto abbia colpito i listini. Se i costi operativi salgono del 20% e le provvigioni restano invariate (o i prezzi di vendita aumentano meno dell'inflazione dei costi dell'agente), l'agente subisce una perdita di potere d'acquisto reale. Questo fenomeno costringe la categoria a lavorare "di più per guadagnare uguale", riducendo il tempo disponibile per la formazione, l'analisi strategica e la cura del cliente, innescando un circolo vizioso che abbassa la qualità della vendita.


3. LA STRATEGIA: TECNOLOGIA E LEAD GENERATION

Infine, c'è il metodo. Non si può più pensare all'agente come a un "cacciatore solitario" mandato nella foresta senza mappa. Per aumentare il turnover, le aziende devono fornire:



  • Lead Qualificati: L'attività di prospecting a freddo è sempre meno efficace e troppo costosa in termini di tempo. Il marketing deve nutrire la rete vendita.
  • CRM e Dati: L'agente deve sapere dove andare e da chi andare, supportato da dati, non da intuizioni.


Il rilancio della categoria degli Agenti di Commercio non avverrà per inerzia.

Avverrà se la Politica aggiornerà le regole fiscali, se le Imprese accetteranno di investire (e non solo sfruttare) sulla forza vendita, e se gli Agenti stessi pretenderanno condizioni contrattuali sostenibili e moderne.


Noi di JOB AGENTE lavoriamo ogni giorno proprio su questo confine: selezioniamo aziende che hanno compreso il valore di questo asset e le mettiamo in contatto con i professionisti che cercano partner, non solo mandanti.


Se sei un venditore, pronto a trovare la tua prossima sfida in un contesto che valorizza il tuo lavoro, vai alla pagina delle Ricerche in Corso.

Se invece sei un'Azienda che vuole costruire la propria rete vendita e cerchi profili di valore per un progetto di crescita reale, contattaci per una prima analisi o chiamaci direttamente. Troveremo insieme la strategia giusta per attrarre i venditori più adatti alla tua azienda.

Autore: STEFANO CORTIELLO 20 febbraio 2026
L'esclusiva a "costo zero" è finita. Analisi degli errori più comuni nel recruiting commerciale e le strategie per costruire una rete vendita performante nel 2026.
Autore: STEFANO CORTIELLO 2 febbraio 2026
Siamo a febbraio, e archiviata la chiusura del 2025, per i circa 220.000 agenti di commercio italiani è il momento della verità. Il quadro macroeconomico che abbiamo di fronte — con un PIL atteso a +0,8% e consumi privati appena positivi (+0,9%) — ci dice una cosa chiara: non sarà un anno di "raccolta spontanea" degli ordini. Il 2025 ci ha lasciato in eredità un mercato a due velocità. Per gli agenti di commercio, questo significa che la strategia di vendita non può essere univoca: ciò che funziona nel tech è suicida nel fashion. Vediamo, portafoglio alla mano, come interpretare i dati dei vari settori per massimizzare le provvigioni nel 2026. - Retail e GDO: La fine del "giro visite" tradizionale? Il 2025 ha confermato la sofferenza dei piccoli negozi di superficie (-0,5%), mentre la Grande Distribuzione (+2,7%) e i Discount hanno tenuto. L'impatto sull'Agente: Per chi opera nel Normal Trade, il "giro visite" classico diventa sempre più costoso e meno redditizio a causa della chiusura dei punti vendita indipendenti. La strategia 2026: È necessario spostare il tiro. L'agente di successo in questo settore si sta evolvendo in Key Account : meno visite "porta a porta" per prendere l'ordinativo e più negoziazione strutturata con le centrali d'acquisto della GDO o con i gruppi associati. Chi rimane sul piccolo dettaglio deve trasformarsi in consulente di sell-out: aiutare il negoziante a vendere, non solo a comprare. - E-commerce e B2B: Il digitale non sostituisce la stretta di mano Con un e-commerce B2C che ha sfondato i 62 miliardi nel 2025 e un B2B digitale a 278 miliardi, si potrebbe pensare che l'agente sia a rischio estinzione. Nulla di più falso, ma cambia il ruolo. L'impatto sull'Agente: Nel B2B, quel 22% di ordini digitalizzati spesso riguarda il riassortimento (il "comodo"). La strategia 2026: L'agente non deve più perdere tempo a trascrivere codici d'ordine (lo fa il portale B2B). Il suo valore, e la sua provvigione, si spostano sull' apertura di nuovi clienti e sulla vendita di prodotti complessi che il cliente non comprerebbe mai da solo con un "click". L'agente diventa ibrido: usa i dati del CRM per sapere chi visitare e chiudere la trattativa di valore. - Automotive: Vendere consulenza, non solo veicoli Il crollo delle motorizzazioni tradizionali (-16,9% benzina, -31,5% diesel nel 2025) e il boom dell'elettrico/ibrido (ormai al 65% del mercato) hanno cambiato il DNA del venditore auto. L'impatto sull'Agente: Non basta più conoscere cilindrata e cavalli. Il cliente (specialmente quello aziendale delle flotte) è confuso e cauto. La strategia 2026: L'agente automotive deve diventare un consulente energetico e fiscale . Per chiudere contratti oggi bisogna saper spiegare i costi di ricarica, il TCO (Total Cost of Ownership) e gli incentivi. Chi vende solo "ferro" quest'anno farà molta fatica; chi vende "mobilità e risparmio" ha praterie davanti a sé. - Fashion: Resistenza e selezione È il settore più ferito (-3% il fatturato 2025, molte chiusure nella filiera). Qui l'agente di commercio è in trincea. L'impatto sull'Agente: Il rischio insoluti è alto e i budget dei negozianti sono tagliati all'osso. La strategia 2026: Inutile spingere volumi che il mercato non assorbe. La parola d'ordine è selezione . L'agente deve lavorare su una scrematura del portafoglio clienti, puntando su quelli solidi finanziariamente, e proporre collezioni "sicure" o programmazioni molto prudenti. Più che un venditore, l'agente moda oggi è un partner che aiuta il negozio a sopravvivere per poter vendere ancora l'anno prossimo. - ICT e Servizi: La nuova El Dorado Se c'è un settore dove le provvigioni possono crescere a doppia cifra, è questo. Il mercato ICT vale oltre 44 miliardi e l'Intelligenza Artificiale è cresciuta del 35,3%. L'impatto sull'Agente: Le aziende devono investire in tecnologia per non morire, quindi la domanda è attiva. La strategia 2026: Qui non si vende un prodotto, si vende un risultato. Gli agenti plurimandatari che stanno inserendo nel portafoglio servizi digitali, cybersecurity o soluzioni cloud stanno vedendo i fatturati decollare. È il momento ideale per diversificare: se vendi arredamento ufficio, inizia a proporre anche i servizi cloud per quell'ufficio. In conclusione: il valore umano nel 2026 I dati confermano che muoviamo ancora il 30% del PIL italiano (circa 400 miliardi di euro). Ma in un'economia che cresce piano (+0,8%), la differenza tra un anno mediocre e uno eccellente la fa la professionalità . Le aziende mandanti lo sanno: gli annunci "cercasi venditore" generici non funzionano più. Nel 2026 vinceranno gli agenti che sapranno leggere questi dati settoriali e adattare il loro stile di vendita: Più tecnici nell'Automotive e ICT. Più consulenziali nel Retail e Fashion. Più strategici nella gestione del tempo e del cliente. Buon lavoro e buone vendite a tutti.
30 ottobre 2025
Nei contratti di agenzia, spesso l'attenzione si concentra su provvigioni, zona o esclusiva. Eppure, c’è un aspetto che può fare davvero la differenza per un’azienda: la clausola risolutiva espressa legata agli obiettivi di vendita. Di recente, una sentenza del Tribunale di Bologna (n. 541 del 6 maggio 2025) ha riportato l'argomento sotto i riflettori, chiarendo un concetto fondamentale: queste clausole sono perfettamente legittime, purché siano scritte in modo chiaro e preciso. Perché inserirla nel contratto Stabilire fin dall’inizio obiettivi minimi di vendita (mensili, trimestrali o annuali) non serve solo a “controllare” l’agente, ma a definire in modo trasparente le aspettative reciproche. Un agente serio e professionale non teme la chiarezza: anzi, la apprezza, perché sa su quali parametri verrà valutato. Per l’azienda mandante, invece, significa potersi tutelare da rapporti improduttivi, senza lasciare spazio a interpretazioni. Monitorare meglio la rete vendita, con obiettivi misurabili e realistici, gestendo eventuali risoluzioni in modo ordinato, evitando conflitti o contenziosi. Quando una clausola può diventare “pericolosa” La sentenza del Tribunale di Bologna ha però messo in guardia da un errore comune: la genericità. Nel caso analizzato, la clausola faceva riferimento a una “media mensile di vendite” senza specificare su quale periodo andasse calcolata. Risultato: il giudice ne ha dichiarato la nullità per mancanza di chiarezza. In altre parole, una clausola vaga è inutile e rischia di ritorcersi contro la stessa azienda che l’ha voluta inserire. Come renderla efficace Per essere davvero utile e difendibile, una clausola legata agli obiettivi di vendita dovrebbe indicare con esattezza i volumi o i valori attesi, e su quale periodo. Riferirsi a prodotti o linee specifiche. Prevedere criteri oggettivi di verifica, basati su dati misurabili ed essere coerente con la potenzialità reale del mercato assegnato. In pratica, la possibilità di legare la continuità del rapporto ai risultati commerciali è una leva contrattuale potente . Ma come tutte le leve, funziona solo se usata con equilibrio e precisione. Una clausola ben scritta protegge l'azienda, ma anche l'agente, perché definisce un terreno di gioco chiaro e condiviso. Quindi una clausola risolutiva legata agli obiettivi di vendita non deve rappresentare un elemento di minaccia, ma uno strumento di trasparenza. Deve servire a responsabilizzare entrambe le parti, favorendo rapporti di agenzia più solidi e orientati ai risultati.
7 ottobre 2025
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il modo di lavorare, comunicare e prendere decisioni. Gli algoritmi sanno ormai analizzare dati, riconoscere pattern, suggerire strategie di vendita e perfino scrivere testi di marketing in pochi secondi. Ma proprio mentre l’AI diventa sempre più sofisticata, emerge con forza un’altra verità: non basta l’intelligenza artificiale per fare davvero la differenza. Nel mondo delle vendite e delle relazioni commerciali, restano fondamentali quelle competenze umane che nessun algoritmo può sostituire: empatia, ascolto, intuizione e strategia relazionale. L’intelligenza emotiva: la chiave delle relazioni autentiche Un agente o un consulente commerciale non vende solo un prodotto, ma costruisce fiducia. Riconoscere le emozioni del cliente, interpretare le esitazioni, modulare il tono di voce, capire quando spingere o quando fermarsi: sono tutte sfumature che l’AI può simulare, ma non sentire. L’intelligenza emotiva è la base della relazione umana — e nelle vendite, la relazione è tutto. L’intelligenza strategica: saper leggere il contesto Anche le decisioni migliori richiedono la capacità di leggere la situazione, non solo di analizzare i dati. Un bravo venditore capisce che dietro una trattativa ci sono equilibri aziendali, priorità nascoste e obiettivi personali. L’intelligenza strategica consiste proprio in questo: saper unire logica, intuito e tempismo per agire nel momento giusto, con il messaggio giusto. L’arte della negoziazione L’AI può aiutare a prevedere scenari o a elaborare offerte personalizzate, ma la negoziazione resta un’arte squisitamente umana. Non si tratta solo di numeri, ma di percezioni: saper leggere l’interlocutore, gestire le obiezioni, creare valore condiviso. Chi negozia bene non vince “contro” l’altro, ma costruisce una vittoria reciproca. Tecnologia e umanità: l’equilibrio vincente L’AI è uno strumento potente, ma è nelle mani di chi la sa usare con intelligenza emotiva che diventa davvero efficace. Le aziende che oggi ottengono i migliori risultati non sono quelle che sostituiscono le persone con l’automazione, ma quelle che fondono competenze digitali e soft skills, creando team capaci di usare la tecnologia senza perdere l’empatia. In un’epoca in cui tutti parlano di automazione e dati, la vera differenza la faranno i professionisti capaci di restare umani: attenti, curiosi, sensibili al contesto. Perché l’intelligenza artificiale può calcolare, ma solo l’intelligenza emotiva e strategica può convincere.
7 settembre 2025
Dal 1° luglio 2025 è entrato in vigore il nuovo Accordo Economico Collettivo (AEC) Commercio, che porta con sé alcune novità rilevanti per le aziende mandanti. In particolare, chi gestisce mandati con esclusiva di zona deve prestare attenzione a una serie di regole che rafforzano la posizione dell’agente e richiedono maggiore trasparenza nella gestione del rapporto. Esclusiva territoriale: più trasparenza e obblighi informativi Uno dei punti cardine dell’AEC 2025 è il rafforzamento dell’esclusiva territoriale. Non basta più affidare una zona all’agente: la mandante ha ora l’obbligo di condividere periodicamente i risultati di vendita relativi a quell’area, compresi quelli generati attraverso e-commerce o canali multicanale. In pratica, l’agente deve poter verificare se la sua esclusiva è stata realmente rispettata. Variazioni contrattuali: limiti più stringenti Il nuovo AEC stabilisce regole molto più precise sulle variazioni unilaterali (ad esempio modifiche di zona, portafoglio clienti o prodotti). Ecco i principali cambiamenti: Le variazioni sono classificate in media entità (dal 5% al 15%) e sensibile entità (oltre il 15%). La soglia precedente era più alta: fino al 20%. L’agente ha il diritto di rifiutare modifiche di media entità entro 30 giorni; in questo caso la comunicazione equivale a un preavviso di recesso da parte della mandante. Il periodo di riferimento per calcolare le variazioni passa da 18 a 24 mesi, rendendo più difficile applicare modifiche frequenti. Nei primi 12 mesi di contratto non è possibile introdurre variazioni di sensibile entità. Ogni cambiamento deve essere comunicato in forma scritta e dettagliata.  Impatto per le aziende mandanti Le imprese devono rivedere la propria prassi contrattuale: non sono più sufficienti accordi generici, ma occorrono procedure formalizzate per ogni variazione; serve un calendario di aggiornamenti periodici da condividere con l’agente, anche in formato digitale; è consigliabile gestire eventuali modifiche con attenzione, considerando i nuovi vincoli quantitativi e i diritti di opposizione. Il nuovo AEC 2025 va nella direzione di una maggiore tutela e trasparenza per gli agenti di commercio, soprattutto quando è prevista l’esclusiva di zona. Per le aziende mandanti significa dover essere più precise, organizzate e trasparenti nella gestione del mandato. Un cambiamento che, se affrontato con metodo, può rafforzare il rapporto di fiducia tra mandante e agente e portare benefici reciproci sul lungo periodo.
Autore: STEFANO CORTIELLO 14 luglio 2025
Il 4 giugno 2025 è stata firmata l’ipotesi di rinnovo dell’Accordo Economico Collettivo (AEC) per gli Agenti e Rappresentanti di Commercio nel settore del Commercio. L’intesa, sottoscritta da Confesercenti insieme alle principali associazioni di categoria (FNAARC, USARCI, FISASCAT-CISL, UILTuCS-UIL e FILCAMS-CGIL), è entrata in vigore il 1° luglio 2025 e sarà valida fino al 30 giugno 2029. Si tratta di un rinnovo particolarmente rilevante, che introduce modifiche sostanziali su diversi aspetti del rapporto di agenzia, con l’obiettivo di tutelare meglio la figura dell’agente, anche alla luce dei cambiamenti in atto nel mercato. Maggiori tutele in caso di modifiche unilaterali al mandato Tra le novità più significative c’è un rafforzamento della protezione dell’agente in caso di modifiche unilaterali da parte della mandante. Le nuove disposizioni, uniformate a quelle già in vigore nel settore industria, stabiliscono che l’agente debba essere informato per iscritto di ogni variazione che riguardi: la zona di competenza i prodotti o servizi trattati la clientela assegnata le provvigioni In questo modo si riduce il rischio di alterazioni arbitrarie del rapporto contrattuale. Provvigioni riconosciute anche per le vendite online Un passaggio fondamentale riguarda il riconoscimento delle provvigioni anche per le vendite effettuate attraverso il canale e-commerce, quando rivolte a consumatori privati. È un adeguamento importante che tiene conto dell’evoluzione digitale delle modalità di acquisto e vendita. Patto di non concorrenza: compenso aggiuntivo e non assorbibile L’accordo chiarisce che l’indennità prevista dal patto di non concorrenza post contrattuale, come definito dal Codice Civile, ha natura complementare rispetto a tutte le altre indennità previste dal contratto. Non può quindi essere assorbita da quelle riconosciute alla cessazione del mandato (clientela, meritocratica, preavviso, ecc.). Bonus e anticipi inclusi nel calcolo delle indennità Un’altra novità importante è la computabilità, ai fini delle indennità di fine rapporto, di tutte le somme corrisposte dalla mandante in aggiunta alle provvigioni ordinarie. Questo significa che anche bonus, premi e altre forme di compenso accessorio contribuiranno a determinare: il FIRR l’indennità suppletiva di clientela l’indennità meritocratica l’indennità sostitutiva del preavviso l’indennità per il patto di non concorrenza Indennità garantita anche alle società di persone Nel caso in cui il contratto di agenzia sia intestato a una società di persone, l’indennità di fine rapporto sarà comunque riconosciuta anche in caso di scioglimento della società dovuto a pensionamento, invalidità o decesso di uno dei soci. Incremento dei massimali per il FIRR Dal 1° gennaio 2026, i massimali provvigionali per il calcolo delle indennità aumenteranno sensibilmente. Nello specifico: fino a 18.000 euro per gli agenti senza esclusiva fino a 36.000 euro per gli agenti con esclusiva Questo aggiornamento incide positivamente sugli importi che gli agenti matureranno a fine mandato. Nuove regole per la gestione delle controversie L’AEC introduce un rafforzamento delle modalità di gestione delle controversie tra agente e mandante. Le controversie sulle indennità e sulla cessazione del contratto potranno essere risolte tramite conciliazione sindacale, ma solo se gestite da una delle associazioni firmatarie dell’AEC, anche attraverso le Commissioni Paritetiche Territoriali. Sospensione del contratto per paternità Sul piano sociale, l’accordo introduce una nuova tutela per la genitorialità: il padre agente di commercio potrà sospendere il mandato fino a un massimo di 20 giorni, da fruire entro cinque mesi dalla nascita o dall’adozione del figlio. Durante questo periodo il contratto rimane sospeso, ma la casa mandante non potrà procedere alla sua risoluzione. In conclusione, questo rinnovo dell’AEC segna un passaggio importante nel riconoscimento dei diritti e delle tutele per gli agenti di commercio. Oltre a recepire le trasformazioni in atto nel mercato, rafforza il rapporto tra mandante e agente, offrendo maggiore chiarezza e trasparenza. Per chi opera nel settore, può essere utile rivedere i contratti in essere e valutare eventuali aggiornamenti alla luce delle nuove disposizioni. Se vuoi approfondire le implicazioni di questo rinnovo per la tua rete commerciale o desideri un supporto nella gestione dei tuoi mandati, contattami: sarò felice di affiancarti.
2 luglio 2025
A partire dal 1° luglio 2025 entrerà in vigore il nuovo Accordo Economico Collettivo (AEC) sottoscritto dalle principali organizzazioni rappresentative degli agenti di commercio e delle imprese mandanti. Questo rinnovo, atteso da tempo, introduce una serie di novità volte ad aggiornare i diritti, i doveri e le tutele economiche degli agenti in linea con l’evoluzione del mercato. Tra i punti salienti del nuovo AEC vi è l’introduzione di provvigioni anche sulle vendite online effettuate direttamente dalle mandanti, a condizione che queste siano riconducibili all’attività dell’agente. Questo rappresenta un passo importante verso una maggiore equità, in un’epoca in cui il canale digitale è sempre più centrale nelle strategie commerciali delle aziende. Un altro aspetto rilevante riguarda il rafforzamento delle garanzie economiche. L’accordo prevede infatti un incremento delle indennità spettanti all’agente alla cessazione del rapporto, nonché un ampliamento delle casistiche in cui tali indennità sono dovute. Viene inoltre potenziato il ruolo del FIRR come strumento di tutela, con nuove modalità di calcolo più trasparenti e aderenti alla realtà operativa degli agenti. Il nuovo AEC affronta anche il tema della formazione professionale, riconoscendo l’importanza di aggiornare le competenze degli agenti in un mercato sempre più complesso e competitivo. Viene quindi introdotto un meccanismo di incentivo per la partecipazione a corsi qualificati, in parte finanziabili dai fondi interprofessionali. Per tutti gli agenti di commercio, è consigliabile esaminare nel dettaglio il testo dell’accordo, consultabile sui siti delle organizzazioni di categoria, come FNAARC, USARCI e Confcommercio. Comprendere le nuove regole è fondamentale per tutelare i propri diritti e cogliere le opportunità derivanti da un quadro normativo più moderno e attento alle esigenze della professione.
1 maggio 2025
Dal 1° gennaio 2025 entrerà in vigore la nuova classificazione ATECO, aggiornata dall’ISTAT in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. Questo aggiornamento, che coinvolge oltre il 35% dei codici attualmente utilizzati, ha lo scopo di rendere più preciso il sistema di classificazione delle attività economiche in Italia, adeguandolo ai cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nei vari settori produttivi. Per gli agenti di commercio, questa revisione potrebbe comportare la necessità di aggiornare il codice ATECO assegnato alla propria attività, soprattutto per coloro che operano in settori ibridi o in ambiti di nicchia. In particolare, sono previsti nuovi codici specifici per chi svolge attività di consulenza commerciale con tecnologie digitali, vendita online o servizi di rappresentanza in settori innovativi. L’aggiornamento non è solo di natura statistica: avere un codice ATECO errato o non aggiornato può influire sull’accesso a incentivi fiscali, agevolazioni contributive e anche sulla corretta iscrizione alle casse previdenziali, come ENASARCO. Inoltre, potrebbe comportare problemi in fase di controllo fiscale o di partecipazione a bandi pubblici e gare d’appalto. È quindi consigliabile che gli agenti verifichino, insieme al proprio commercialista, la correttezza del codice attualmente utilizzato e valutino la necessità di una modifica. L’elenco completo dei nuovi codici ATECO è disponibile sul sito dell’ISTAT, mentre l’Agenzia delle Entrate fornirà nei prossimi mesi una guida operativa per facilitare la transizione. La nuova classificazione rappresenta un’opportunità per allineare la propria attività alla realtà economica attuale, con maggiore coerenza rispetto alle prestazioni effettivamente svolte. Per gli agenti di commercio, rimanere aggiornati su questo fronte significa riuscire a cogliere le evoluzioni del mercato e le nuove opportunità che ne derivano.
12 aprile 2025
Il rapporto con un agente può essere interrotto per giusta causa? Sì, e in alcuni casi è perfettamente legittimo farlo. In un contesto commerciale in continua evoluzione, mantenere un rapporto di fiducia con i propri agenti è fondamentale. Ma cosa accade quando questa fiducia viene meno? La normativa italiana prevede la possibilità, anche per le aziende mandanti, di interrompere il contratto di agenzia per giusta causa, senza preavviso né obbligo di indennità. Il concetto di “giusta causa” è regolato dall’art. 2119 del Codice Civile e si applica anche al contratto di agenzia, seppure con caratteristiche specifiche. Perché la fiducia è centrale nel rapporto con l’agente Diversamente dal lavoro subordinato, il contratto di agenzia si fonda su una maggiore autonomia dell’agente nell’organizzazione della propria attività: può decidere come, dove e quando operare, entro i canoni concordati con l’azienda. Questa libertà operativa rende il rapporto fiduciario ancora più delicato. Il venir meno della fiducia – per esempio a causa di comportamenti non trasparenti, concorrenza sleale o violazioni contrattuali – può costituire un valido motivo per interrompere il rapporto in modo immediato, senza necessità di preavviso o penali. Cosa ha detto la giurisprudenza di recente Una sentenza del Tribunale di Roma (n. 16942/2024) ha ribadito un principio ormai consolidato anche dalla Corte di Cassazione: "...nel contratto di agenzia, la fiducia ha un peso maggiore rispetto a quello previsto per i rapporti di lavoro subordinato, proprio in virtù dell’autonomia dell’agente" . Pertanto, ai fini del recesso, è sufficiente anche un fatto di minore gravità, purché idoneo a compromettere il rapporto fiduciario. In quali casi è possibile recedere per giusta causa? Alcuni esempi concreti che possono giustificare il recesso immediato da parte dell’azienda: L’agente fornisce informazioni scorrette o incomplete ai clienti; Si rileva una violazione dell’esclusiva o concorrenza sleale; Mancato rispetto degli obblighi contrattuali fondamentali; Comportamenti lesivi dell’immagine o degli interessi dell’azienda mandante. La valutazione della gravità del fatto spetta sempre al giudice, ma se adeguatamente documentata, la decisione dell’azienda può reggere anche in giudizio. Tirando le somme... Il rapporto con un agente deve essere costruito sulla fiducia e sulla trasparenza . Quando questa base viene meno, l’azienda ha il diritto – e talvolta anche il dovere – di tutelarsi. Riconoscere i segnali di un deterioramento del rapporto fiduciario e intervenire tempestivamente può evitare danni più gravi a livello commerciale e reputazionale. Per affrontare in modo corretto un recesso per giusta causa è fondamentale: Raccogliere prove circostanziate e documentabili; Formalizzare con attenzione la comunicazione di recesso; Valutare il supporto legale, per una gestione chiara e sicura. Non si tratta solo di una tutela legale, ma di una strategia per mantenere salda la propria rete commerciale e garantire il corretto presidio del mercato. Hai bisogno di assistenza su come strutturare al meglio i tuoi contratti di agenzia o affrontare un eventuale recesso? 📩 Contattaci, saremo felici di offrirti una consulenza su misura.
7 marzo 2025
Il contratto di procacciamento d’affari rappresenta uno strumento utile per le aziende che intendono ampliare la propria rete commerciale senza instaurare rapporti stabili e continuativi con agenti o rappresentanti. Recentemente, la Corte di Cassazione con ordinanza n. 1263 del 19 gennaio 2025 ha ribadito con chiarezza le caratteristiche fondamentali di questa tipologia di contratto, fornendo una guida utile per le imprese. Innanzitutto, il procacciatore d'affari svolge un'attività limitata e priva di vincoli stabili con l’azienda committente: il suo compito principale è raccogliere, in maniera del tutto occasionale, le ordinazioni provenienti dai clienti e trasmetterle all'imprenditore. Questa figura non ha obblighi di durata né di esclusività, permettendo così massima flessibilità sia per l'impresa sia per il procacciatore stesso. In secondo luogo, la Cassazione ha sottolineato che il rapporto deve avere carattere occasionale. Il procacciatore agisce esclusivamente su sua iniziativa personale e per un periodo di tempo limitato, differenziandosi nettamente dalla figura dell’agente commerciale, che opera invece in modo continuativo e stabile. Infine, il rapporto di procacciamento è episodico, riferendosi a singoli affari ben determinati e chiaramente circoscritti. L'oggetto può essere la semplice segnalazione di clienti interessati oppure una raccolta sporadica di ordini. Questa modalità è particolarmente adatta ad aziende che vogliano testare nuovi mercati o introdurre nuovi prodotti senza impegnarsi da subito con collaborazioni a lungo termine.  In conclusione, il contratto di procacciamento d’affari rappresenta una scelta efficace e flessibile per le aziende che desiderano espandere la rete commerciale, riducendo i rischi legati a rapporti commerciali più vincolanti.